Il Punto

2019-09-03T15:10:09+02:00 8 Marzo 2018|

Si fa presto a dire unmanned

di Sergio A. Barlocchetti *

Tra le mille applicazioni dei veicoli senza pilota che trovano ampio spazio nei programmi di finanziamento ci sono senza dubbio quelle dedicate alla mobilità cittadina, possibilmente ecologica. Non entro nel merito di quanto sia (poco) ecologico costruire batterie elettriche oggi, non è questa la sede, invece vorrei attirare la vostra attenzione sul progetto GATEway realizzato del Regno Unito. Dopo aver provato i veicoli per mobilità urbana, al pubblico verrà chiesto di provare i pod automatici che girano per la penisola di Greenwich per un mese intero, prima di decidere se congelare oppure continuare a finanziare il progetto.

Ai ricercatori non interessa tanto quanto la gente troverà comodi questi mezzi, ma quale sarà la percezione pubblica dei veicoli senza conducente. La ricerca, finanziata da governo e privati con cento milioni di sterline, ha visto lavorare Westfield Sportscars, Fusion Processing, Gobotix e Oxbotica, mentre la ricerca qualitativa è stata condotta dal Transport Research Laboratory (TRL), dall’Università di Greenwich, dalla piattaforma di consultazione online Commonplace e dal Royal College of Art, che stanno studiando come ci sentiamo noi utilizzatori mentre il veicolo gira senza un conducente a bordo e anche senza uno remoto.

Richard Cuerden, direttore dell’accademia TRL, interrogato al proposito ha dichiarato:”Questo progetto ci consente di scoprire come i potenziali utenti di veicoli automatizzati rispondono a loro, in un ambiente reale, in modo da massimizzare i benefici attesi per la mobilità. Consideriamo i veicoli senza conducente una soluzione pratica per offrire mobilità sicura, pulita, accessibile ed economica, e siamo orgogliosi di essere parte della creazione del nostro futuro sistema di trasporto”.

Risultato: più di 5.000 persone hanno già manifestato il loro interesse per partecipare alla fase finale, con quattro veicoli (pod) senza conducente che percorreranno una tratta di 3,4 km intorno alla penisola di Greenwich utilizzando sensori e software per rilevare ed evitare gli ostacoli. A bordo non ci sono volanti né pulsanti salvo quello per fermare il veicolo e aprire le porte, e questo, nel momento in cui i mezzi dovessero entrare in servizio, porrà non pochi grattacapi alle compagnie di assicurazione e ai manager che dovranno definire le responsabilità e le procedure. Il veicolo vede anche al buio, adegua le prestazioni alle condizioni meteo e certamente non si distrae con il telefonino mentre lavora. Tuttavia proprio per questioni procedurali su ogni pod sarà comunque presente un essere umano in qualità di assistente, perché così ha disposto l’autorità per i trasporti di sua Maestà.

E per gli unmanned volanti? Tutto ancora da decidere, almeno finché non sarà definita la strada per la concretizzazione dello U-Space, che al momento è in fase di definizione degli attori che dovranno occuparsi di proporre soluzioni. Così ecco scatenarsi il mondo degli artisti con mille rendering, filmati accattivanti e rilanci degli stessi sui media generalisti e non. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare, e considerato che prima di volare l’uomo ha imparato a camminare, possiamo soltanto affrettare i tempi con i finanziamenti, la ricerca è fondamentale..

Professionista del settore aviazione da 26 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo di Flight Test Engineer in ambito manned e unmanned, di specialista in avionica e radiofrequenza. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di project manager nella produzione di droni ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aero Club Milano.