Sushi Drop: un drone per la pesca sostenibile

2019-06-24T16:31:16+02:00 5 Luglio 2019|

Il progetto coordinato dall’Università di Bologna

Gli ambiti di applicazione dei droni marini sono molteplici. Un anno fa Kawasaki presentava il drone subacqueo per il monitoraggio dei gasdotti (rileggi la notizia Qui). In Italia invece è in fase di sviluppo un progetto internazionale che punta al monitoraggio dei nostri mari a sostegno di attività di pesca sostenibile.

IL PROGETTO SUSHI DROP

Si chiama SUstainable fiSHeries wIth DROnes data Processing – Sushi Drop – ed è un progetto che coinvolge un team di ricerca italo-croato per lo sviluppo di un drone sottomarino pensato per monitorare lo stato di salute dei fondali dell’Adriatico.

Una volta raccolti, tutti i dati verranno condivisi online su piattaforma opensource e messi a disposizione di cittadini, associazioni e imprese per favorire l’implementazione di nuove forme di protezione dei mari e ottimizzare le attività di pesca per aumentarne la sostenibilità ambientale.

Il progetto, coordinato dall’Università di Bologna e finanziato dall’UE per quasi 2 milioni di euro, vuole dare vita a un innovativo strumento di monitoraggio della salute dei nostri mari: un drone sottomarino capace di immergersi ad oltre 200 metri di profondità, in grado di navigare in maniera autonoma, acquisire immagini e realizzare scansioni sonar per raccogliere dati preziosi e valutare lo stato di salute del mare.

Questo strumento – spiega Luca De Marchi, ingegnere elettronico dell’Università di Bologna e coordinatore di Sushi Drop – permetterà di monitorare in particolare gli ecosistemi del Mar Adriatico Centro-Settentrionale, che sono di estremo interesse per la loro altissima biodiversità, tanto da poter essere considerati una vera e propria nursery per numerose specie”.

IL DRONE SOTTOMARINO

Il team di ricerca al lavoro sul drone | Oggiscienza.it

Il drone, per la cui costruzione il team bolognese si è rivolto al gruppo di ricerca robotica del CNR di Genova, sarà dotato di fotocamere e di un sonar con tecnologia multibeam (ideale per la misura delle profondità marine e della loro rappresentazione cartografica) e avrà qualche ora di autonomia.

Per cominciare, per l’estate del 2020, il drone esplorerà i fondali al largo di Pedaso (FM), a circa 30 miglia dalla costa, in un habitat a 80 metri di profondità. Successivamente esplorerà zone più profonde, come la fossa di Pomo: una depressione di 270 metri, situata in acque internazionali e considerata la nursery più importante dell’Adriatico per lo scampo e il nasello. Quest’area in passato è stata fortemente sfruttata dalla pesca a strascico e soltanto da pochi anni è sottoposta a severe restrizioni.

Il drone è uno strumento che offre diversi vantaggi per il monitoraggio biologico. “Rispetto ai vascelli oceanografici o alle campagne di pesca è di sicuro più economico e più ecologico”. E anche rispetto ai ROV (remotely operated vehicle, sottomarino a comando remoto) vince la partita. “Il drone opera in autonomia e può raggiungere profondità elevate, mentre il ROV, essendo un veicolo che trasmette i segnali a navi o piattaforme restando collegato ad esse via cavo, ha possibilità molto più limitate”, sostiene De Marchi.

Fonte: Unibo.it | Oggiscienza.it