Come non istituire uno spazio aereo protetto

2019-01-23T17:17:13+00:00 23 Gennaio 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Pochi giorni fa ENAC ha comunicato l’istituzione di un’area protetta situata lungo il fiume Po e richiesta con l’intento di preservare le biodiversità. Quale disturbo effettivo potesse dare il traffico aereo di bassa quota ad aironi, talpe, nutrie e alborelle non è dato saperlo, ma tant’è: muovendo dalle parti di Mezzana Bigli e risalendo il fiume è vietato il sorvolo sotto i duecento metri, e la limitazione si estende fin oltre la confluenza tra Po, Sesia e Tanaro.

Il limite inferiore del divieto è la superficie del terreno, dunque l’area affligge anche gli appassionati di aeromodellismo e di droni che vedevano nello spazio golenale attorno al fiume e i suoi ghiaioni un posto per divertirsi senza “pericolare” chicchessia, per citare il D’Annunzio, uno spazio aereo tecnicamente di categoria G, ovvero libero da controllo e adatto al volo a vista. Nei dintorni, già da tre anni, esisteva l’area protetta dell’Orba (un torrente), in zona golenale, ma con un’estensione molto limitata.

Entrando nel merito, sul sito web dell’ente-Parco si legge che lo stesso ha il compito di (Art. 4 della L.R. n.28/1990):

tutelare e conservare le caratteristiche naturali, ambientali, paesaggistiche e storiche dell’area fluviale anche mediante interventi di ricostruzione di ambiti naturali;

che a dirla tutta con l’aiuto di un APR sarebbe di gran lunga più facile

difendere il patrimonio naturale costituito dalle acque del Po al fine di migliorarne le condizioni idrobiologiche e di proteggerle da fattori inquinanti;

nulla da eccepire, ma vale la pena ricordare che aerei e droni (APR) non nuotano

consentire il regolare svolgimento e promuovere lo sviluppo dell’attività agricola;

che i droni potrebbero supportare

organizzare sul territorio la ricerca scientifica e le attività didattiche, culturali e ricreative;

un drone ne farebbe eccome!

tutelare le specie faunistiche e floristiche presenti sul territorio, con particolare riferimento alle Aree istituite a Riserva Naturale; consentire attraverso idonei strumenti di pianificazione territoriale, l’organizzazione del territorio delle Zone di Salvaguardia rendendola coerente con le finalità di cui ai precedenti punti e graduando le forme di tutela urbanistica;

quale ruolo negativo giochino aeroplani e droni è di difficile comprensione

concorrere alla realizzazione dei piani e progetti di tutela ambientale predisposti ai sensi della Legge 18/05/1989, n. 183.

Per l’ennesima volta, dunque, si limita il volo “a muzzo” eliminando anche la possibilità per i piloti di contribuire al bene comune. Non tanto per quelli di aeroplano, che voleranno più alti, ma sostanzialmente per tutti i piloti di APR e affini.

Fa sorridere che si pongano limitazioni di questo tipo agli aeromobili e non, piuttosto, al traffico automobilistico che nella zona in questione vede un paio di arterie piuttosto importanti. Tant’è che non si è mai visto un airone morto per collisione in volo, mentre abbondano i porcospino e le talpe schiacciate dalle ruote e stese sull’asfalto. Per la verità in Lomellina ci sono anche i cinghiali, certamente più pericolosi.

Fa arrabbiare, di contro, che nessuno abbia pensato di contattare preventivamente la scuola di volo Vds e Apr di Mezzana Bigli, da trent’anni posizionata poco più a nord dell’area in questione, per chiedere lumi e assicurarsi che l’iniziativa non comportasse pericolose limitazioni alle manovre, ma è andata bene.

Fortunatamente il caso ha voluto che le dimensioni della zona protetta (distante dal circuito di traffico soltanto 800mt) non costituissero una limitazione alle manovre degli aeroplani e men che meno a quelle dei droni. Tuttavia, se esiste un comportamento da non seguire nel definire i limiti dello spazio aereo, si tratta proprio di quello che ignora i vicini di spazio e che li esclude dal disegno dei nuovi confini.

Perché chi lavora deve essere nelle condizioni di farlo in sicurezza. Inoltre, lungo il fiume, il sorvolo a quote ben superiori al limite, ovvero tra 350 e 600 metri d’altezza circa, costituisce un fattore di sicurezza, poiché nel caso di avaria al motore, una distesa disabitata di ghiaia si presterebbe meglio di una risaia o di una statale all’atterraggio d’emergenza. E per chi utilizza velivoli a pilotaggio remoto, una zona golenale è perfetta per fare prove ed esperimenti. Sia chiara una cosa: va bene la natura, ma in caso d’emergenza, leggasi vita umana in pericolo, è meglio affrontare un brutto processo che partecipare a un sentito funerale.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.