Olimpiadi 2026: da Milano a Cortina col taxi volante?

2019-11-26T12:43:10+01:00 27 Novembre 2019|

La sfida lanciata dalla comunità eVTOLs

Si tratta di una provocazione, per lo più una trovata pubblicitaria, un tentativo di smuovere le acque, quella lanciata da Nik Anand, founding partner di Aviary Project – una comunità aperta che riunisce i principali stakeholder dei sistemi di mobilità aerea e volta ad accelerare l’adozione di eVTOLs – a margine dell’incontro tenutosi al Citytech di Milano la scorsa settimana.

Il 2025 dovrebbe essere l’anno che in teoria vedrà la certificazione e commercializzazione del primo eVTOL e, dal momento che i giochi olimpici invernali del 2026 in Italia saranno attrattiva per centinaia di migliaia di visitatori, è facile immaginare che le amministrazioni locali vorranno affrontare il problema dei trasporti e trovare la soluzione che consenta di collegare al meglio Milano e Cortina.

Ed ecco la provocazione: i giochi olimpici come primo grande evento al mondo per testare e avviare ufficialmente tutti quei servizi legati alla UAM (Urban Air Mobility), tra cui i drone taxi per il trasporto passeggeri.

Realizzabile? Facciamo un passo indietro, torniamo ai giorni nostri per capire meglio di cosa stiamo parlando.

PASSENGER DRONES

I droni passeggeri, i taxi aerei, le auto volanti e gli eVTOLs sono solo alcuni dei nomi più diffusi e popolari per indicare i veicoli senza pilota che sono stati progettati per il trasporto di esseri umani in futuro. Tutte queste piattaforme hanno una cosa in comune: sono progettate per trasportare gli esseri umani. Pertanto, il termine che più accuratamente li descrive sotto un unico ombrello e senza alcuna limitazione di specifiche (ad esempio per quanto riguarda le fonti di energia, la configurazione, ecc.) è passenger drones o droni passeggeri, come suggerito e pubblicato di recente da Drone Industry Insights.

Un drone passeggeri eVTOL (Electric Vertical Take Off and Landing) è alimentato elettricamente e ha capacità di decollo e atterraggio verticale. Il termine eVTOL descrive non solo una certa caratteristica della piattaforma, ma anche come, al fine di ridurre la sua impronta ecologica nelle aree urbane, questo drone attinga la sua potenza direttamente da un accumulatore di energia (batteria) senza trasformazione a monte.

È importante notare che anche se queste piattaforme puntano a volare unmanned, oggi sono ancora guidate da pilota. Affinché tutto questo possa cambiare, la chiave è la completa automazione, che sarà possibile soltanto quando saranno disponibili le giuste soluzioni tecnologiche e una volta che queste saranno certificate secondo gli standard dell’aviazione.

Discorso, quello del perimetro di competenza normativa, ampiamente affrontato e ripreso da ENAC anche al Citytech, dove il Vice Direttore Generale Alessandro Cardi, introducendo la discussione, ha tenuto a ribadire l’importanza di dare il via a un confronto continuo tra ENAC ed enti locali (comuni e città metropolitane in particolar modo) per definire degli standard in grado di generare automatismi procedurali in grado di facilitare il pieno sviluppo dei servizi di gestione del traffico unmanned (UTM – Urban Traffic Management).

Invito che, tra gli altri, è stato accolto da Valentino Sevino, Mobility Planning Area Director di AMAT (Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio), il quale ha sottolineato come il compimento della UAM (Urban Air Mobility) passa anche attraverso la formazione di nuovi manager della mobilità, in grado di affrontare le sfide lanciate dai nuovi modelli di città, tutte improntate sulla intermodalità dei trasporti oltre che la gestione del traffico unmanned.

IL FUTURO VOLANTE DELLE CITTÀ

La chiave di lettura per comprendere e avere chiara la strada da intraprendere per la Urban Air Mobility ha provato a fornirla Airbus, nella persona di Vassilis Agouridas, capofila dell’iniziativa EIP-SCC (European innovation Partnership on Smart Cities and Communities). Secondo Vassilis dobbiamo chiederci “cosa vogliamo che la tecnologia faccia per noi” e non più “cosa può fare la tecnologia per noi”. Cambia il paradigma, per cui l’approccio consigliato per integrare i droni nel contesto urbano chiama in causa l’unione di 3 valori: il supporto pubblico e privato, la sinergia tra superficie e aria, il coinvolgimento dei cittadini.

Nel ridisegnare il concetto di città e darle la veste di Smart City, ecco che verosimilmente le aree urbane periferiche non saranno più interessate da nuove infrastrutture sotterranee o di superficie, quanto piuttosto da corridoi aerei per il traffico di droni passeggeri integrati con le reti di trasporti esistenti e tradizionali per la gestione del traffico, dal first mile al last mile. Dalla multi-modalità alla inter-modalità.

Tornando agli eVTOLs, quella delle infrastrutture e dei relativi investimenti per la creazione e inclusione di vertiports (pods di atterraggio e ricarica) nel contesto urbano è l’altro punto posto al centro dell’analisi. Con la crescita dell’industria e lo sviluppo di un mercato privato, qualsiasi drone passeggeri avrà anche la possibilità di diventare un dispositivo di volo privato. E se il centro di un grande contesto urbano (pensiamo a Los Angeles o a Londra, piuttosto che a Parigi o Milano) potrà più facilmente ospitare eVTOLs a uso privato stante l’alto tenore di vita di chi ha la possibilità di risiedere nel cuore della grande metropoli, sarà la periferia a poter beneficiare maggiormente dei droni passeggeri a uso commerciale, i taxi del cielo.

Lo scenario, ancora futuristico nell’immaginario collettivo, è una fucina di sfide che qualcuno dovrà avere il coraggio di raccogliere prima di tutti diventando il pioniere della nuova modernità. Qualcuno a Palazzo Marino vorrà raccogliere la sfida lanciata dalla comunità eVTOLs internazionale in vista dei giochi olimpici di Milano Cortina 2016? Staremo a vedere.