L’unmanned invade Le Bourget (Parigi)

2019-06-14T12:24:45+02:00 15 Giugno 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Mai come quest’anno il settore Unmanned invaderà il Siae, Salone Internazionale dell’Aeronautica e dello Spazio di Parigi Le Bourget (dal 17 al 20 giugno). Una interessante serie di fatti e ricorrenze fanno del 2019 un’edizione speciale e assolutamente imperdibile.

Primo: Airbus compie cinquant’anni e intende lasciare un segno indelebile nella storia del Siae.

Secondo: l’Europa ha partorito faticosamente il regolamento sugli RPAS e, nonostante qualche stupidaggine (vedi la registrazione delle videocamere e degli aeromodelli) alla fine consentirà a tutti di poter lavorare e usare i droni per vari scopi dal Portogallo alla Grecia. Durante la tre giorni francese ci saranno quindi i primi seminari di approfondimento a cura di costruttori e operatori, e perciò sarà interessante capire dove si andrà a parare nella Republique.

Terzo: saranno presentati una moltitudine di mockup e prototipi provenienti da tutto il mondo, a partire dallo Uavos R22-UV, che altro non è che il vecchio caro elicottero Robinson biposto, croce e delizia di generazioni di nuovi piloti, ma fatto drone, che scopriamo essere più economico per l’irrorazione di grandi superfici rispetto a tanti nuovi UAV in circolazione. Come dire che dopo aver fatto il giro del mondo in ottanta tipi di machine volanti si è tornati al punto di partenza.

Occhi puntati anche su Uber Elevate, che ha recentemente nominato Jaunt Air Mobility il suo sesto partner di produzione per i veicoli di mobilità aerea urbana (UAM). Unendo Bell, Embraer-X, Aurora Flight Sciences di Boeing, Pipistrel Vertical Solutions e Karem Aircraft, Jaunt è una start-up fondata proprio l’anno scorso dal CEO Kaydon Stanzione. Il veicolo della giovane azienda sembra l’incrocio tra un elicottero e un aeroplano, un compound che con questa configurazione otterrebbe il massimo dei benefici delle due tipologie.

Uno dei maggiori punti di forza di Jaunt sarebbe la tecnologia dell’autogiro (rotore principale in autorotazione), che non si è mai affermata con il vecchio progetto Usa del Carter-Copter, appunto un autogiro per 4 o 6 persone celebre vent’anni fa e poi passato di mano in mano senza che nessuna iniziativa industriale lo portasse a certificazione. Forse troppo avanzato, per quel momento, ma interessante per un fatto: l’autorotazione del rotore principale trasforma un’avaria al motore in un non-evento. Meno convincente è invece quella specie di convertiplano che si vede nel sito internet di Uber Elevate, perché conoscendo il calvario certificativo che sta patendo Leonardo per completare la sperimentazione dello AW609, non si capisce perché dovrebbero essere applicati altri tipi di regolamento, come quelli per gli Air-taxi in prima gestazione presso i tavoli di FAA e EASA.

Comunque Uber elevate ha anche detto di stare lavorando con Honeywell e Tesla per elettronica e batterie, e dunque con partner di questo calibro le possibilità di arrivare in fondo aumentano. Infine, un invito: seguite la presentazione del progetto IDS Voltaero-Cassio, ne varrà la pena. Anche l’Italia dirà la sua a Le Bourget. Potremmo sì avere meno risorse, ma quanto a genialità, quella ne abbiamo da vendere!

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.