Sollevare dubbi giova alla sicurezza

2019-04-16T14:31:01+00:00 16 Aprile 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Come di recente ben riportato da Dronezine, il drone delle poste svizzere torna a volare dopo l’incidente dell’inverno scorso, quando l’esemplare di Matternet M2 V9 cadde nel lago di Zurigo durante una missione. L’inchiesta svolta dallo STSB svizzero in sostanza afferma che a bordo del multicottero, a causa di un connettore industriale sottoposto (evidentemente) a condizioni ambientali o di realizzazione non idonee al suo utilizzo è scattato il terminatore di volo (FTS) con l’espulsione del paracadute balistico, che ha fatto ciò per cui è stato progettato, ovvero aprirsi e accompagnare la discesa dell’APR alla velocità verticale di circa quattro metri al secondo.

Non è la prima volta che un terminatore si attiva quando non deve, e noi italiani lo sappiamo bene in quanto, proprio per un fatto simile, perdemmo il primo prototipo del Piaggio P1 HammerHead nell’estate 2015.

Torno su questo fatto perché proprio durante l’ultimo seminario svoltosi a Dronitaly 2019, quello dedicato alle leggi di controllo e alle prove di volo, uno spettatore pose proprio la questione “connessioni” sottoponendo ai relatori una foto che mostrava chiaramente come la scelta del costruttore fosse stata votata al risparmio: di peso prima che di soldi, ma alla fine il risultato si era rivelato comunque catastrofico.

Tuttavia andando a guardare nei circuiti degli APR in circolazione, siano essi commerciali oppure amatoriali o artigianali, troviamo che spesso i connettori installati non sono soltanto inadatti al clima estremo (a Zurigo operavano tra -2 °C e -8 °C, e fare un corto circuito per umidità non è un’ipotesi remota), mentre altre volte erano collegati male, con saldature o crimpature male eseguite.  Molto spesso sono anche mal dimensionati per il carico elettrico che devono sopportare (come quello delle batterie durante la scarica), con il risultato che l’aumento di calore causato dal passaggio di una gran quantità di corrente causa la dilatazione di uno dei “Pin” e il loro distacco, con immediata interruzione di potenza elettrica ai motori. E ciò ancor prima che per la differenza di temperatura in ambiente freddo collassino le batterie.

Ma ancora più importante, sovente non ci sarebbe proprio alcun bisogno di installare un connettore intermedio sul cablaggio, oppure sarebbe meglio prevederlo al punto di origine o in quello finale del collegamento e non a metà strada. Sembrano banalità eppure tra i pochi incidenti registrati dalle autorità aeronautiche che hanno coinvolto dei droni, le cause riscontrate sono sempre questioni di una stupidità disarmante. L’aviazione ha scritto le sue regole con i morti, e non a caso l’avionica tradizionale è realizzata, dal progetto all’assemblaggio, seguendo degli standard minimi pubblicati nei regolamenti tecnici (Fcc e Tso), cosa che per evitare la “paralisi” dell’evoluzione nel campo droni è stata saggiamente lasciata da parte, almeno nel segmento dei mezzi unmanned più piccoli. Un fatto che a causa della necessità di ridurre al grammo il peso era giocoforza necessario. Ciò che non si doveva fare era, invece, quello di rinunciare al buon senso di capire che volare con il bel tempo, con  15 gradi e il 75% di umidità relativa è una condizione rarissima e adatta ai giocattoli. In tutti gli altri casi è necessario prevedere che cosa accadrà ponendosi sani dubbi prima di assemblare.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.