Se si muove, tassalo

2019-11-04T09:31:02+01:00 5 Novembre 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Per una volta in questa rubrica sconfino nel commerciale e lo faccio per un motivo preciso. Negli ultimi due giorni abbiamo assistito a una bagarre mediatica tra siti, magazine e blog dedicata alla presentazione del nuovo drone DJI Mavic Mini. Giusto così, era atteso. Non ho alcuna intenzione di ripetere quanto da loro mostrato, dimostrato e descritto, bensì di osservare come il colosso cinese abbia deciso di dare al mercato mondiale, e in particolare europeo, una macchina volante accessibile al segmento consumer ma utilizzabile anche dai professionisti per determinati (e certo non tutti), tipi di lavoro.

E normative europee a parte, questa è la dimostrazione di quanto sostengono da tempo esperti del settore unmanned per la categoria di MAPR dalle dimensioni più piccole. Il “Mavic Mini” tanto piccolo non è, e sebbene difetti delle tanto decantate funzioni complesse, di fatto rappresenta oggi per i droni quello che negli anni Ottanta rappresentò lo “Swatch” per gli orologi giovanili, ovvero quel modo semplice, un po’ scanzonato ma efficace di guardare l’ora.

Costa forse un po’ troppo (l’importatore non si lamenti, per carità, i costi di produzione cinesi sono noti), ma il prezzo giustifica la novità. Lo comprerò a breve per farci i fatti miei come molte altre persone, anche se non ho la minima intenzione di diventare operatore riconosciuto e farci lavoro aereo. Sarà utile in vacanza, in campagna, per misurare e osservare, ed anche controllare cose personali. Starà a me, e mi auguro ai molti altri clienti DJI, rispettare le regole.

Ma pensare di doverlo registrare in futuro scoraggia oggi il potenziale acquirente, stante oltretutto la sempre reale possibilità che ci sia chi preferisce alla fine costruirsi un drone da sé. Certo, non stiamo parlando di un semplice giocattolo, ma nemmeno di un’arma. Vedremo tra un mese, sotto Natale, se per circa 400 euro i desideri di padri e figli ricadranno su un nuovo iPad, su un monopattino elettrico piuttosto che sul Mavic Mini o altro di similare.

Del resto, l’assenza oggi di un obbligo di denuncia alle autorità del possesso di un iPad piuttosto che di un monopattino elettrico da parte del suo proprietario non lo solleva comunque da eventuali responsabilità derivanti da un uso offensivo degli stessi strumenti. Un tablet lanciato con forza addosso a una persona rappresenta di per sé un comportamento offensivo, anche se il tablet non è stato acquistato in armeria e non viaggia accompagnato da regolare porto d’armi.

Non sempre si rendono necessarie nuove norme, spesso basterebbe applicare quelle già esistenti. Temo, invece, che in Italia molto più che in Europa si voglia procedere seguendo quanto sostenuto ai suoi tempi da Ronald Reagan: “Se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolalo. Se smette di muoversi, prova con i sussidi.” Non serve questo a smuovere il mercato, voglio augurarmi.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.