Quanto costa gridare “Al drone!”

2019-01-10T16:43:49+00:00 11 Gennaio 2019|

Il Punto di Sergio Barlocchetti.

ph. credit Alex JW Robinson / Shutterstock.com via Maximitalia.it

Ci risiamo, un altro presunto avvistamento di drone ha paralizzato, questa volta, per qualche ora l’aeroporto di Heathrow, lo scorso 8 gennaio. Forse la gravità di quanto è accaduto prima di Natale all’aeroporto londinese di Gatwick e di quanto potrebbe accadere non è ancora stata ben definita né compresa.

In merito alla vicenda umana, alla fine Elaine Kirk e suo marito Paul Gait, arrestati in quanto sospettati, nulla avevano avuto a che fare con il drone alert. Ma non dev’essere bello venire apostrofati in malo modo dall’opinione pubblica e dai giornali più diffusi del Regno Unito. La coppia di Crawley, nel Sussex, era stata arrestata con l’accusa di aver lanciato il drone che ha portato il caos all’aeroporto di Gatwick, salvo poi venire rilasciati senza accuse a loro carico un giorno e mezzo dopo. I redattori dei giornali, saputi i loro nomi, hanno rubato dai profili social le loro fotografie e li hanno sbattuti in prima pagina senza porsi neppure un dubbio con il titolo: “Sono questi idioti che hanno rovinato il Natale?”

Paul, 47 anni, ed Elaine, 54, sono diventati celebri loro malgrado, si sono visti anche la casa perquisita dalle forze di Polizia, che a differenza loro di danni ne hanno fatti parecchi. Contrariamente agli elicotteri radiocomandati tanto cari a Paul, unico punto in comune tra l’uomo e i droni avvistati, o meglio, che qualcuno ha creduto di avvistare mettendo a terra 120.000 persone.

La società di gestione dell’aeroporto di Gatwick aveva offerto una ricompensa di 50.000 sterline a chi avesse fornito informazioni utili alle indagini, e alla fine la Polizia ha arrestato una coppia di innocenti. E nonostante il capo di Paul avesse affermato che l’uomo era in sua compagnia al momento degli avvistamenti, gli agenti non hanno ritenuto necessario ricontattarlo per avere conferma dell’alibi del malcapitato. I più banali e basilari diritti di un normale cittadino calpestati in nome della “sicurezza“.

Sul piano finanziario invece, la vicenda di Gatwick ha visto la soppressione di oltre 1.000 voli e lo stop per 140.000 passeggeri. Considerando anche le attività associate all’aeroporto tra cui le attività commerciali, gli hotel e i taxi, questa vicenda ha causato la perdita di milioni di sterline e non è che l’inizio: i passeggeri coinvolti si aspettano dei risarcimenti anche se la Civil Aviation Authority ha dichiarato che l’incidente si è verificato in circostanze straordinarie al di fuori del controllo delle compagnie aeree, per cui non è previsto alcun risarcimento. Le compagnie aeree, tuttavia, hanno l’obbligo di assistenza nei confronti dei passeggeri, obbligo che comprende la fornitura di pasti e bevande, la sistemazione in strutture alberghiere e, se necessario, il loro trasferimento mediante voli alternativi, fino a prevedere il rimborso del viaggio. Le tre principali compagnie aeree che si sono viste fermare i voli, Norwegian, British Airways e EasyJet, non hanno ancora rilasciato una stima delle perdite ma intendono capire a chi addossare la colpa del disastro.

EasyJet, ad esempio, che gestisce il 40% dei voli giornalieri da Gatwick, avrebbe perso circa 1,58 milioni di sterline ogni 24 ore, ma è una cifra difficile da stabilire con certezza dal momento che il vettore incassa circa 578 milioni l’anno dai suoi voli, e con il solo scalo di Gatwick la cifra persa si aggirerebbe attorno a 300.000 sterline di mancate prenotazioni.

Le altre compagnie non hanno ancora rilasciato stime ufficiali ma certo non rinunceranno ad avanzare richiesta di risoluzione del problema al gestore aeroportuale, anche e soprattutto per eventuali casi simili futuri, stante l’impreparazione dimostrata. Negozi e ristoranti hanno invece fatto i conti e stimano che il totale delle perdite sarebbe superiore al milione di sterline, mentre ancora si attende la conta da parte degli operatori dei trasporti su rotaia e gomma.

Che i droni siano divenuti lo spauracchio delle security e un alibi per le associazioni dei piloti di aeromobili commerciali è noto da tempo, ma le preoccupazioni, seppure comprensibili, sembrerebbero nella realtà essere mal riposte, almeno stando agli incidenti mai occorsi finora. Chissà che la decisione del governo May di imporre la registrazione degli APR non raffreddi gli animi. Ma una cosa è certa, chi ha urlato “al drone al drone” adesso dovrebbe rispondere dei danni che ha causato.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.