Poveri aeromodellisti (riflessioni semiserie)

2019-05-23T10:15:46+02:00 23 Maggio 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Ritorno sulla faccenda del portale D-Flight perché vorrei essere smentito riguardo la registrazione obbligatoria degli aeromodelli. E a costo di sembrare tranchant, per come conosco quel settore, più ci penso più mi pare una follia.

Svariate le ragioni: innanzi tutto è un’attività che rappresenta la porta d’ingresso per la maggioranza dei futuri professionisti del volo e questa regola rischia di disincentivarne le aspirazioni. Ma come? Un genitore regala al figlio un aeromodello ma nessuno gli dice che dovrà dichiarare le generalità al portale, ancor più se il figlio è molto giovane. Così nel campo da compilare definito “Codice fiscale” s’infrangeranno i sogni dei minorenni. Addio aviazione, troppo complicato. Ma anche addio droni, perché quelli piccoli sono comunque mezzi che danno la possibilità di cominciare a pilotare e limitarli a 250 grammi è da fessi. Forse la Corte Costituzionale potrebbe darci un parere sulla correttezza dell’euro provvedimento, stante l’articolo nove della Carta: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica (…)

Mi delude il fatto che le associazioni di operatori non difendano la loro base, perché se pensano che così si contrasteranno gli abusivi, allora siam messi male.

Un tempo si costruiva e si provava. Oggi c’è l’attestato di aeromodellismo (un totem di idiozia), l’assicurazione (e passi…), ora anche la targa. A quando la revisione, mi chiedo… Praticamente un fantastico hobby si sta trasformando in una rottura di scatole a spremitura finanziaria dell’hobbista come se non bastassero i prezzi degli accessori.

Che senso abbia poi registrarsi quando il 90% dei piloti vola dentro i campi volo apposta realizzati, magari facendo anche parte di un club o di una associazione di aeromodellisti non riesco proprio a comprenderlo, anche perché chi ha intenzione di sgarrare o di andare a pilotare dove non si dovrebbe non perde certo tempo a registrarsi. (Ricordate quel pilota ottimista che ha volato con un modello di jet sulla spiaggia?). C’è poi la faccenda della quota, che comunque stando alle norme Rait non dovrebbe mai superare i 500 piedi dal suolo per tutto ciò che è unmanned leggero, a prescindere da dimensioni, pesi e prestazioni.

Altro discorso per gli appassionati che si arrampicano in quota per far volare gli alianti da pendio, ma in questo caso essere registrati non serve per farsi vedere da alianti, ultraleggeri, deltaplani e parapendio, che oltre a rappresentare il vero problema, vi assicuro hanno già dei problemi a scorgersi tra di loro quando sono in volo.

Il fatto è che gli aeromodellisti sono una categoria divisa, anzi frammentata. La ex Federazione di specialità li vorrebbe giustamente tutti iscritti e nei campi volo; la natura umana (meno male!) li spingerebbe a sperimentare le loro costruzioni liberamente in mezzo alla campagna più sperduta. Ma soprattutto c’è un motivo che rappresenta la realtà dei fatti più di qualunque altro: il primo aeromodello di un neofita dura in genere dieci minuti, ma nella carriera di un appassionato di modelli ce ne possono essere decine. Se per ognuno fosse obbligatoria la registrazione, in due anni d-flight avrebbe l’archivio pieno di aeromodelli che non esistono più. Non so voi, ma io riciclavo fusoliere e ali senza troppi problemi, come balsa insegna, e finché funzionava la radio c’era speranza.

Un modo per vedere se un aeromodellista è tale, oppure attempato, sarebbe segnalare alle Forze dell’Ordine di controllare il dito indice del sospettato. Se quest’ultimo ha il callo/cicatrice da avviamento a mano del motore a scoppio, allora è persona qualificata ed esperta. Più è profondo il callo più preparato sarà. Meno invece se gli spuntano batterie ricaricabili dalle tasche e ha mani da impiegato. Insomma, la faccenda deve essere chiarita. Ho infatti il sospetto che si tratti della solita compravendita di imposizioni fiorita dopo ore di riunioni fiume in EASA, dove per citare Gaber, “l’aria è incandescente, si scannano su tutto e poi non cambia niente.” Dove andrò a fare i miei esperimenti è un segreto. Ma abito a Milano ed è facile intuire che si tratta di un segreto urbano. Ah, vi avverto, pratico razzo-modellismo. Che faccio, mi registro?

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.