Diamoci una mossa

2019-04-11T11:25:34+02:00 10 Aprile 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Riprendo la tastiera qualche giorno dopo la chiusura di Dronitaly 2019. A margine della kermesse milanese, giunta alla quinta edizione, riceviamo come sempre complimenti e osservazioni. La partecipazione c’è stata e le aziende che hanno affrontato l’evento con una preparazione adeguata hanno manifestato soddisfazione rispetto alle attese. Un salone, ancor più se “B2B”, va affrontato, da parte delle aziende, presentando novità al pubblico e comunicando con efficacia la propria presenza, diversamente si rischia di rimanere delusi.

UN SENSORE ATTORNO AL QUALE COSTRUIRE UNA MACCHINA

Sono molto soddisfatto delle presenze ai convegni e dalle tematiche importanti e gli argomenti complessi che hanno messo sui tavoli e approfondito. Tra i partecipanti anche il dirigente di un’importante istituzione lombarda, il quale ha seguito il breve seminario per super tecnici moderato da chi scrive insieme a un giovane ricercatore del Politecnico di Milano e che è rimasto per sua stessa ammissione colpito dalle conoscenze presenti in Regione (Lombardia), nonché dal loro poco utilizzo. Il tema mi è particolarmente caro e come ho più volte ribadito a chi parla di droni e logistica, non è più tempo di adattare a missioni particolari droni commerciali, ma è ora che siano i committenti a chiedere macchine volanti ideate appositamente per svolgere un determinato tipo di missione. Il fattore vincente di un mezzo unmanned è proprio questo: non tanto un aeromobile esistente sul quale applicare un sensore, ma un sensore attorno al quale costruire una macchina (sia essa volante, natante o stradale). I soldi non mancano, e proprio l’assessore della Regione Lombardia Riccardo De Corato ha anticipato in manifestazione l’approvazione del bando da 2,3 milioni di euro per dotare di droni le polizie locali. Non sprechiamoli.

FACCIAMOLO, PROVIAMO!

Purtroppo come sta accadendo per il mondo dell’auto (benzina? diesel? ibrida? elettrica? a gas? a idrogeno?), anche il settore unmanned europeo è in preda alle incertezze. Riusciranno gli euro-burocrati a concludere il percorso del Regolamento comunitario prima di andare a casa dopo delle elezioni? Chi acquista e vuole fare investimenti, che certezze ha oggi? Poche purtroppo, i pachidermi istituzionali come Easa e l’Europarlamento sono finora stati inefficienti.

Un’altra matassa da sbrogliare sulla quale siamo in imbarazzante ritardo nel mondo è quella delle regole per poter fare operazioni BVLOS. Vogliamo definire dei corridoi di spazio aereo attivi dal lunedì al mercoledì in orari diurni? Facciamolo, proviamo! Perché sono anni che se ne parla e perché, seppur felici dei fondi piovuti dal programma Horizon 2020 (7 miliardi di euro) per la ricerca e lo sviluppo del settore unmanned (3,2!), o di progetti e piattaforme come Jarus, Diode, eccetera, ora è arrivato il momento di “quagliare”, perché la condizione è una soltanto: se nello spazio aereo tutti vedono tutti, questi “tutti” collaborano per la sicurezza del traffico volante. Se così non sarà ci troveremo a raccogliere i cocci soprattutto nella parte più bassa e affollata del cielo. Sperando che soltanto di cocci si tratti. La reazione tra gli operatori è difatti un tantino contrastata: nella faccenda sono stati coinvolti giganti come Leonardo, ma questi non sono ancora riusciti a partorire neppure una Rosetta (https://pilotaware.com/rosetta/). E non si tratta del caratteristico panino milanese detto anche Michétta, ma di un sistema anti-collisione semplice che legge e capta qualsiasi altro standard come Ads-B, Flarm, eccetera. E che costa abbastanza poco da non mettere in crisi i budget degli operatori. Sia chiaro è un esempio, se ce l’hanno fatta loro, non vedo perché i nostri colossi tecnologici dovrebbero fallire. Però diamoci una mossa.

BOEING (PURTROPPO) INSEGNA

Infine un accorato appello al buon senso nell’uso dei mezzi in categoria Open: i CTR anche se definiti “Ground”, sotto i 70 metri sono permeabili. Probabilmente gli ostacoli urbani sono più alti. Le ATZ invece no, ma non tutte  le aree di prossimità degli aeroporti sono uguali, e ottenere un permesso per volare nelle ATZ di Cremona, Carpi o Modena è certamente più semplice che farlo a Malpensa o Fiumicino. Ma “impossibile” non lo è mai. Sempre che ci si voglia definire piloti anche in questa categoria nata per i “prosumer” ovvero quelli che un dronetto lo prendono per giocare ma anche per ispezionarsi le grondaie. Se invece si vuole delegare tutto al geofencing, ricordiamoci che i pirati e gli abusivi nascono da situazioni di scarsa libertà. E in Italia siamo specialisti ad hackerare persino dieci euro al mese di pay-tv. E ricordiamo anche che i computer sono stupidi, moltiplicano la velocità del ragionamento ma non la sua qualità. Boeing (purtroppo) insegna.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.