BVLOS, oltre alla tecnologia, serve tempo per le persone

2019-05-02T11:00:06+02:00 2 Maggio 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Torno sulla questione BVLOS perché finalmente, dopo oltre due anni di lavoro, un’azienda privata ha presentato un sistema di avvistamento e aggiramento di oggetti volanti abbastanza compatto e leggero da essere installato su APR quadricotteri e ali fisse.

Niente grandi consorzi, niente annunci altisonanti, e la Iris Automation di Reno (Nevada), con una sede a San Francisco (California), ha dimostrato che con una multicamera e soprattutto con qualche algoritmo ben impostato e validato un mezzo unmanned riesce a identificare aeroplani grandi e piccoli impostando una correzione di rotta per evitarlo, rispettando anche una separazione che è possibile programmare a proprio piacimento, che negli esperimenti di Iris è risultata essere di 500 piedi. Il sistema si chiama Casia e grazie ai suoi circuiti grandi poco più di due pacchetti di sigarette può anche calcolare rotta e velocità del traffico avvistato. Si compra, si adatta all’autopilota del drone e si utilizza. Il costo non è ancora stato diffuso; non sarà minimale, del resto il congegno permette di sbloccare il traffico BVLOS aprendo agli operatori un mercato incredibilmente vasto e importante.

A scanso di equivoci, qui non si tratta di fare pubblicità alla Iris, bensì far notare che la tecnologia per poter fare bene BVLOS esiste eccome ed è disponibile anche senza andare fino a Chicago dove in questi giorni Casia è stata presentata durante Xponential 2019.

Ora tocca a noi. Che sia con loro o con un concorrente-partner europeo non importa, bisogna sbloccare le operazioni oltre la visuale del pilota anche in Italia e farlo rapidamente perché ne abbiamo bisogno. Non soltanto per evitare di rimanere indietro (lo siamo già, con i troppi lunghi tempi europei), ma perché i servizi possibili servono alla società moderna.

Oltre all’ostacolo normativo esiste infatti un pericolo, quello che la gente non coinvolta nel settore unmanned fatichi ad accettare la presenza di oggetti automatizzati in volo sopra le loro teste e difficilmente creda nella loro capacità di migliorare la nostra qualità della vita. E se tanto, troppo, stiamo aspettando per sbloccare il BVLOS in Italia, altrettanto tempo occorrerà, se non di più, perché le persone non si sentano sopraffatte dalla tecnologia.

Un concetto che lo scrittore americano Dan Lyons ha ribadito durante il discorso di apertura dell’evento di Chicago: “Oggi, molti lavoratori sentono che la tecnologia li sfrutta, non che sono loro a utilizzare l’intelligenza artificiale per lavorare e vivere meglio. L’effetto è che le persone si sentono disumanizzate. Certo bisogna cambiare, ma lentamente. Gli umani non possono cambiare alla velocità delle macchine e alla velocità che vorremmo per guadagnare più soldi. Per questo serve investire sul capitale umano, pagando meglio i collaboratori, investendo in formazione e sviluppo. Le aziende che adottano questo approccio”, ha detto “superano quelli che non lo fanno.” E a giudicare dai risultati di Iris, tocca dargli ragione.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.