Il Punto

Progresso rapido e silenzioso.

di Sergio A. Barlocchetti *

Una delle caratteristiche del settore unmanned è il suo poter incessantemente correre verso i nuovi traguardi tecnologici operando senza i tanti lacciuoli generati da vecchie norme di certificazione che hanno ingessato per decenni l’aviazione civile. E ciò avviene per i droni di qualsiasi dimensione e destinati a qualsiasi tipo di utilizzo. Si scopre così che, nella settimana appena conclusa, gli spagnoli della Embention hanno annunciato che il loro autopilota Veronte, debitamente supportato da sensori, ha ora la possibilità di riconoscere gli ostacoli e di evitarli, ma anche di aggirare aree ad accesso limitato a causa di motivi di sicurezza o di regole, e infine di farlo sia per ostacoli fermi, sia per quelli in movimento come altri UAV. Naturalmente, aggirato l’ostacolo, il sistema prevede il ritorno in rotta dell’unmanned anche dopo aver agito per evitare ostacoli imprevisti e non conosciuti al momento della programmazione del piano di volo. Tradizionalmente, questo problema è stato risolto attraverso l’applicazione di una famiglia di algoritmi basati sulla generazione di potenziali “campi” di attrazione e repulsione che modificano la navigazione dell’UAV. Proprio come la gravità o i poli magnetici opposti, il piano di volo esercita sempre forza di attrazione sul drone. Nel caso degli ostacoli è esattamente il contrario, esercitando la forza di repulsione. Pertanto, con questi campi simulati (attrazione per il piano di volo e repulsione per gli ostacoli), il drone sarà in grado di mantenere correttamente il piano di volo e di evitare queste aree, ma realizzare tutto ciò non è così facile come potrebbe sembrare.


Così facendo potrebbe capitare che la somma dei campi di attrazione al piano di volo e quella dei campi di repulsione degli ostacoli possa generare situazioni geografiche nelle quali l’UAV potrebbe rimanere bloccato e diventare incapace di continuare il suo piano di volo. Per risolvere questo problema è stato aggiunto un altro algoritmo che ha il compito di prevedere la formazione di queste “trappole” e quindi correggere la traiettoria con anticipo. In questo modo l’UAV è in grado di circumnavigare lentamente gli ostacoli ritornando al piano di volo configurato il più presto possibile. Questa manovra di evasione viene calcolata in base alle caratteristiche di manovrabilità di ciascuna piattaforma al fine di garantire che essa non entri nell’area riservata dell’ostacolo, garantendo così tanta sicurezza e affidabilità per soddisfare le richieste dei clienti dell’azienda di Alicante.

Un’altra novità riguarda invece i grandi UAV, e in particolare quelli di classe MALE (Medium Altitude, Long Endurance). La General Atomics Aeronautical Systems, nota per costruire gli MQ-9B, prevede di effettuare il primo volo transatlantico di un aereo a pilotaggio remoto a media altitudine, a lunga durata i prossimi 10 e 11 luglio. Lo MQ-9B SkyGuardian sarà programmato per volare dal centro di prove e addestramento al volo di Grand Forks, nel North Dakota, alla Royal Air Force (RAF) di Fairford, nel Gloucestershire, Regno Unito. Per farlo General Atomics ha stretto una partnership con il provider Inmarsat, il principale fornitore di servizi di comunicazioni mobili satellitari globali, con il quale renderà possibile il trasferimento dati a grande velocità per il volo transatlantico. La stazione di controllo a terra dello MQ-9B utilizzerà quindi il servizio Inmarsat’s SwiftBroadband per comunicare e controllare l’aeromobile a pilotaggio remoto sulla rotta transatlantica. Inoltre, Inmarsat verrà usato anche nella configurazione finale del drone per funzionalità quali decollo e atterraggio automatici.


Dopo il volo, il MQ-9B SkyGuardian sarà in esposizione statica dal 13 al 15 luglio  occasione dell’airshow Royal International Air Tattoo (RIAT) che si terrà proprio presso la RAF Fairford. Il tutto per commemorare i cento anni della RAF. “General Atomics è orgogliosa di aver sostenuto la RAF negli ultimi dieci anni con il nostro Reaper MQ-9. In onore della celebrazione RAF100 e per dimostrare un nuovo standard di affidabilità faremo volare lo SkyGuardian attraverso l’Atlantico “, ha affermato Linden Blue, CEO della società. “Riteniamo che questo volo sia un modo appropriato per celebrare la posizione della RAF come leader nell’innovazione. L’anno scorso abbiamo celebrato il decimo anniversario delle operazioni RAF con lo MQ -9 e l’anniversario ha coinciso con il raggiungimento delle 100.000 ore di volo del mezzo.” A oggi, l’intera flotta di Reaper, composta da oltre 300 velivoli all’interno della Nato, ha completato più di due milioni di ore di volo. E ora la RAF sta acquisendo la nuova versione MQ-9B SkyGuardian. Senza tanto clamore mediatico, senza proclami, il comparto unmanned sta per per completare lo sviluppo delle tecnologie ancora mancanti per poter assolvere qualsiasi missione in qualsivoglia ambiente. Sia in campo civile, con l’integrazione intelligente nello spazio aereo, sia in quella militare arrivando a poter colpire da un continente a un altro.


Professionista del settore aviazione da 26 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo di Flight Test Engineer in ambito manned e unmanned, di specialista in avionica e radiofrequenza. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di project manager nella produzione di droni ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aero Club Milano.

2018-06-27T11:45:39+00:00 27 giugno 2018|