Quattro vie (obbligate) verso il BVLOS

2019-01-31T10:13:10+00:00 31 Gennaio 2019|

Il Punto

di Sergio Barlocchetti

Secondo gli analisti di FlightGlobal dovrebbero esserci circa 10 milioni di droni professionali in uso in tutto il mondo, ovvero un aumento del 250% rispetto al 2016.

Questa crescita sta mettendo alla prova i limiti dei sistemi tradizionali di gestione del traffico aereo e per questo, come è noto, sono nate diverse iniziative intergovernative finalizzate all’integrazione sicura dei mezzi unmanned con il traffico convenzionale, oltre al loro sorvolo in sicurezza di aree più o meno densamente abitate. Il lavoro, naturalmente riguarda in primis le autorità dell’aviazione civile di tutto il mondo.

Nel 2018 abbiamo visto diverse nazioni lanciare progetti per migliorare ulteriormente la gestione delle infrastrutture dello spazio aereo. Svizzera, Repubblica Ceca, Giappone, Stati Uniti e altri paesi hanno avviato progetti per migliorare la sicurezza e la connettività dei droni in volo, in particolar modo per le operazioni oltre la visuale del pilota (BVLOS).

Se i metodi di mitigazione del rischio sono noti, abbiamo tuttavia identificato, nel corso del 2018, quattro tendenze “chiave” tra le autorità di regolamentazione:

La prima: le nozioni basiche non sono più sufficienti.

Le regole emanate (dall’approvazione del regolamento italiano alla Part 107 negli USA) sono state superate rapidamente dalla nuova tecnologia disponibile. E stante gli esigui incidenti occorsi in giro per il mondo, un po’ ovunque si chiede a gran voce un alleggerimento normativo. Con l’avanzare della tecnologia vedremo droni volare più lontano, in sciame e in luoghi in precedenza ritenuti impraticabili.

Nuove opportunità commerciali richiedono perciò qualcosa in più rispetto a quello che le regole di base consentono ora. Tuttavia, senza norme di abilitazione per le operazioni BVLOS, per il volo di notte, per quello sulle persone o senza identificazione elettronica, gli Stati si troveranno a che fare con un’industria unmanned in situazione di stallo. Le operazioni commerciali continueranno a slittare in avanti e le aziende non saranno in grado di sfruttare appieno i vantaggi economici e sociali dei droni.

La seconda: un accesso allo spazio aereo basato su permessi estemporanei rallenta le attività, tuttavia favorisce al contempo il processo di avvicinamento alla gestione del traffico senza operatore (UTM).

Iniziamo infatti a riconoscere i vantaggi dell’apertura dello spazio aereo attraverso forme più semplici di autorizzazione, ma lo spazio resta chiuso agli operatori che non soddisfano requisiti specifici o determinati parametri operativi.

Negli USA il programma di autorizzazione e notifica di voli a bassa altitudine consente agli operatori Part 107 che hanno superato il test di conoscenza e che pilotano droni di peso inferiore a 25 kg di inviare via mail le richieste di autorizzazione a volare nello spazio aereo controllato e a decollare per operazioni commerciali.

La terza: si vuole porre maggiore attenzione all’autorizzazione delle prestazioni basata sul rischio, utile a gestire operazioni più complesse.

Oggi ci si sta spostando verso l’autorizzazione digitale. A partire dal mese di marzo ci aspettiamo che le autorità sperimentino la standardizzazione del loro processo di rinvio per operazioni complesse, accelerando la tempistica per i nuovi modelli commerciali.

Il modello SORA (Special Operations Risk Assessment) potrebbe essere una chiave valida anche per gli operatori italiani, ovvero un modo per valutare sistematicamente e coerentemente i rischi di particolari missioni di droni. In altre parole, offre ai regolatori e ai controllori del traffico aereo una capacità di quantificare e descrivere il rischio che una particolare missione può comportare, come mai prima d’ora.

SORA analizza la complessità delle operazioni di UAS mitigata al rischio, consentendo alle piattaforme UTM di importare big data e fornendo alle autorità un quadro coerente per implementare più autorizzazioni automatizzate dei voli. Negli ultimi due anni, la Svizzera ha utilizzato un modello basato sul rischio per consentire dozzine di operazioni con droni, tra cui consegne BVLOS in ambienti urbani, senza registrare incidenti seri. Per il 2019 ci aspettiamo che anche altri paesi seguano questa strada.

La quarta via: serve maggiore collaborazione a tutti i livelli.

I droni hanno trasformato il modo in cui l’aviazione interagisce con la comunità. Quello che è emerso come concetto al 2018, diventerà la maggiore tendenza nel 2019 e la collaborazione massiva tra operatori, costruttori e enti di gestione governativi sarà essenziale per far emergere un ecosistema di droni sani che cresca al ritmo dettato dall’applicazione tecnologica.

E sappiamo bene che senza il coinvolgimento del gestore dello spazio aereo non sarà possibile realizzare un volume di traffico BVLOS degno di nota. Parallelamente, le forze dell’ordine dovranno organizzarsi al meglio per far rispettare le regole, a tutela di privacy, sicurezza e ambiente. A cominciare dal riconoscimento tempestivo dei responsabili di ogni volo.

*Professionista del settore aviazione da 27 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo  di Flight Test Engineer e Project Manager in ambito manned e unmanned. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di direttore tecnico di un’azienda aeronautica internazionale ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aeroclub Milano.