Un drone per l’architettura di emergenza

2018-10-02T13:05:12+00:00 4 Ottobre 2018|

Le architetture droniche di Stéphanie Chaltiel.


Stéphanie Chaltiel è un’architetta francese che studia ed esplora l’uso delle tecnologie digitali e la costruzione con la terra per soluzioni abitative sostenibili. Ha lavorato per Bernard Tschumi a New York, per OMA a Parigi, e per Zaha Hadid a Londra.


In una sua recente intervista rilasciata alla rivista online domusweb, la Chaltiel ha raccontato le sue ultime e significative sperimentazioni nella costruzione in terra con i droni.

Negli ultimi anni, infatti, l’architetta francese ha cominciato a sperimentare le potenzialità offerte dai droni per sviluppare un nuovo metodo di costruzione in terra che li vede protagonisti. La ricerca portata avanti negli ultimi anni mira a utilizzare droni muniti di tubi e diffusori spray per applicare biomateriali (e non cemento) su strutture leggere. La tecnica, rivoluzionaria, ridefinisce anche gli standard per una nuova estetica.

L’idea della Chaltiel è quella di utilizzare scheletri facilmente montabili – cupole geodetiche, gusci a griglia, tessuti tesi su archi o gonfiabili – che poi vengono rivestiti con materiali naturali dai droni-spray seguendo una sequenza in cui ogni miscela contiene ingredienti diversi e un tempo di asciugatura da rispettare. La fase di spruzzatura consente il rivestimento di una struttura di 50 mq con uno spesso strato di materiale in soli 15 minuti.

Gli ambiti di utilizzo di questa nuova tecnica di costruzione sono facilmente rintracciabili nelle aree geografiche interessate da situazioni emergenziali. Durante il suo periodo di lavoro in contesti sia tropicali che di emergenza, la Chaltiel ha avuto la possibilità di identificare quei lavori pesanti e ripetitivi che possono essere alleviati con l’utilizzo di robot.

La spruzzatura consente di raggiungere grandi scale senza la necessità di costruire impalcature o di trasportare robot pesanti sul cantiere. Inoltre, la sua tecnica consente di rivestire l’esterno di facciate già esistenti o realizzare pareti interne. Al momento col suo team è al lavoro per incorporare alcuni sensori nel sistema così da poter variare e controllare gli spessori. Inoltre, altro obiettivo sarà quello di sviluppare ulteriormente l’intelligenza artificiale del drone in modo che possa “allenarsi da solo” nel riconoscere le crepe, riparandole tempestivamente.

Al recente London Design Festival la Chaltiel e il suo team hanno usato una struttura geodetica molto resistente, coperta nella parte superiore soltanto con un tessuto e fogli di plastica trasparente, così da non applicare ulteriore peso sulla cupola. Il drone usato appartiene alla Louvain School of Engineering, è stato fabbricato da Michael Daris che lo pilota con Sébastien Goessens ed è stato adattato con una pompa Euromair, azienda specializzata nella produzione di strumenti per l’edilizia.

Fonte: domusweb

Immagine di apertura: Spruzzatura della struttura realizzata preso al Domaine de Boisbuchet in Francia durante l’estate 2018,  foto Alina Cristea © CIRECA Domaine de Boisbuchet