Agricoltura, meno satelliti e più velivoli automatici

Il Punto di Sergio Barlocchetti.

Che satelliti e droni facessero lavori differenti è cosa nota. Tuttavia qualche giorno fa l’autorità aeronautica degli States, la FAA, ha concesso il volo per fini commerciali di un drone AG-V6+, un velivolo senza pilota del peso di oltre 55 libbre (oltre il limite di 25kg).

Le aziende coinvolte sono la Homeland Surveillance & Electronics, LLC (HSE) come concessionario delle operazioni, e la UASolutions Group, società di consulenza aeronautica. L’AG-V6A+ è un multi rotore con un peso massimo di 34,2 kg completamente autonomo, comunque controllabile da remoto, progettato per operazioni di irrorazione in ambito agricolo e gestione delle specie invasive, ma utilizzabile anche per operazioni di rilevamento e, quando equipaggiato con videocamere al posto dei serbatoi di fluido medicale, per la sicurezza pubblica.

Fin qui poco di cui stupirsi. L’eccezionalità della missione sta nella precisione con cui questo sistema riesce ad effettuare gli interventi, garantendo infatti uno scostamento massimo pari a un centimetro. Ciò significa che spruzzando pochi millilitri di sostanza in modo capillare, con 34 kg di mtow la missione può compiersi ottimizzando i tempi e massimizzando l’efficacia di azione, superando i limiti di scarsa autonomia o conservazione del fitofarmaco in questione.

“Siamo entusiasti che il nostro AG-V6A+ abbia superato gli standard rigorosi della Faa, questa è una pietra miliare per l’agricoltura di precisione. L’aumento della capacità di carico utile consentirà agli agricoltori di coprire fino al 50% in più di acri per volo rispetto ai modelli con serbatoio da dieci litri” ha dichiarato Terry Sanders, direttore vendite di HSE-UAV, felice che le sperimentazioni effettuate d’ora in poi permetteranno anche ad altri piloti di effettuare questo tipo di missioni.

Grazie all’estensione di pesi è già possibile configurare e prevedere la miniaturizzazione di sensori ad oggi troppo complessi e voluminosi per essere installati su quadricotteri. Sensori che possono ottenere misurazioni molto utili utilizzando una banda spettrale ristretta (centrata su una lunghezza d’onda di 531 nm), utilizzata per ricavare indici correlati alla fotosintesi della vegetazione, come ad esempio il rapporto clorofilla / indice carotenoide, oppure l’indice di riflettanza fotochimica ed altri parametri difficilmente individuabili se non con l’ausilio di satelliti, a fronte di costi altissimi (si veda in passato il lavoro congiunto tra Noaa e Nasa ad esempio)

Con APR di peso attorno ai 35 kg sarebbe possibile ricavare la densità della crescita delle piante su vaste aree, ciò che tecnicamente veniva definito “NDVI”.

Una vegetazione sana assorbe la maggior parte della luce visibile che la colpisce e riflette una grande porzione della luce del vicino spettro infrarosso, mentre la vegetazione malata o sparsa riflette la luce più visibile. Ebbene, il limite dei satelliti, oltre alle nubi, sta nel fatto che la grande distanza tra sensore e piante contiene l’umidità tipica dell’atmosfera, e questo rende le misurazioni meno accurate di quelle che si possono realizzare con un drone che vola a pochi metri dalle coltivazioni. C’è ancora molto da sperimentare e da capire, ma la strada è aperta e il mercato gigantesco.

di Sergio Barlocchetti *

Professionista del settore aviazione da 26 anni, ingegnere aerospaziale, giornalista professionista e pilota. Ha ricoperto il ruolo di Flight Test Engineer in ambito manned e unmanned, di specialista in avionica e radiofrequenza. Ha fatto parte della redazione del mensile Volare per 18 anni e ha esperienza di pilotaggio su aeromobili leggeri ed executive. Attualmente ricopre l’incarico di project manager nella produzione di droni ed è docente di materie tecniche presso la scuola dell’Aero Club Milano.

2018-10-29T17:53:27+00:00 2 novembre 2018|